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> Una scelta importante
NimueRadcliffe
messaggio 17 Dec 2009, 02:20 PM
Messaggio #46


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Da: Dal mondo di Avalon e di Dan..
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Quanto tempo è passato da quanto ho scritto la fan fiction.. Chiedo scusa..

Ecco il seguito della fan fiction.. Spero che vi piaccia..

“Capitano ecco gli ultimi fascicoli, riguardante l’operazione Sibilla Cumana. Azzardo che ci saranno delle novità che le interesseranno particolarmente”
La voce del volitivo brigadiere Lietri arrivò a malapena alle orecchie di Cristina, impegnata in altre genere di faccende. Il suo computer portatile era aperto nella pagina della sua e-mail e leggeva con un cipiglio la lunga relazione che la polizia inglese aveva inviato. Erano determinati che doveva partecipare a uno dei loro interminabili meeting sul fenomeno delle baby gang. Bè se disponeva di 50 ore giornaliere forse ci poteva fare un pensierino. Le parole scivolarono come acqua corrente e non sapeva come fare. Se avesse rimandato ancora una volta la sua partecipazione, Cristina avrebbe ricevuto un rapporto disciplinare dall’Arma dei Carabinieri. E di certo non poteva accampare la scusa di non avere tempo… L’avrebbero rimproverata e non a torto.
Poi quella telefonata con Simona, il direttore del braccio femminile, in cui aveva scoperto che Elisabeth era uscita per buona condotta.
Come era possibile?
Come era possibile lasciare uscire Elisabeth per buona condotta? Come era possibile lasciare libera una persona che aveva cercato di ammazzare la persona che ama?
Com’è?
E poi c’era un’altra cosa che la preoccupava e che si ricollegava a doppio filo sull’operazione che svolgeva.
Come faceva Elisabeth ad essere a capo di questo traffico? Come aveva fatto a mettersi in contatto con le più alte cariche della malavità internazionale? Cosa aveva promesso Elisabeth? La mafia non faceva nulla per niente. Ti aiutavano, certo con le male intenzioni del mondo, ma non ti aiutavano se tu non offrivi qualcosa di succulento.
“Capitano le lascio qui i fogli?” domandò il brigadiere con voce un po’ più forte.
Cristina sobbalzò e si arruffò i capelli già arruffati, sentendo le risate del suo subalterno.Doveva essere ridotta davvero uno straccio, se riusciva a fare ridere anche l’inflessibile Lietri. Lo lasciò ridere per un po’ e poi interruppe tutto.
“ Sì, puoi posare tutto lì” disse riprendendo il suo tono formale, poi si stirò le braccia con aria stanca “ Questa relazione della polizia inglese mi sta facendo impazzire, vogliono che vadano alle loro riunioni. Dimmi tu se posso andare con il tempo a disposizione”
“ Ma dovrà andarci prima o poi” le disse Lietri “ Non potrà dire di no per sempre”
“ Questo è poco ma sicuro” disse Cristina in tono asciutto “ Ma andare a dei meeting che durano come minimo tre giorni non è nel mio stile”
Scosse la testa con aria stanca e il suo sguardo si fece duro alla vista dei fogli dell’operazione.
“ Grazie Lietri. Sinceramente non vedo l’ora che tutto questo finisce al più presto, perché sta durando da troppo tempo”
Il brigadiere la guardò e le disse fiducioso “ Spero per lei che questa storia finisca presto e si possa godere la sua storia con Daniel Radcliffe”
Poi si congedò con un tocco di tacco e andò fuori dallo studio di Cristinia. Il capitano lo guardò chiudere la porta di castagno e dopo si concentrò sui fogli, lasciando perdere l’e-mail. Avrebbe risposto più tardi.
Erano alcune dichiarazioni di un detenuto che aveva conosciuto Elisabeth durante il suo trasferimento nel carcere di New York. Iniziava con un discorso di una piattezza assoluta che Cristina rischiava di dormire, quando la sua attenzione fu richiamata da un pezzo che lesse con foga.
“Allora siamo d’accordo?”
Un uomo dagli occhi verdi, di nome James, avanzò con fare minaccioso, puntando una calibro 45 contro il petto di Elisabeth.
“ Elisabeth non ti conviene giocare con noi” disse il secondino della più potente famiglia mafiosa di New York “ Non ti aiuteremo per nulla” fece una pausa e si leccò con fare sdegnoso i baffi castani “ Ma d’altronde conosciamo tuo padre e dobbiamo fargli un favore”
Nel viso di Elisabeth si stampò un sorriso trionfante e promise “ Farò quello che volete”
Il secondino fece un gesto a due uomini corpulenti che fino a quel momento erano rimasti in ombra. Le guardie che controllavano quel braccio erano fuori a mangiare. Non c’era nessuno che poteva spiare, tranne me. Me che i secondini non considerano mai pericoloso. I due uomini avanzarono con passo pesante, rendendo nulla la penombra che li avvolgeva poco prima. Portavano due buste contenenti.. farmaci e droga.
“ Dovrai spacciare per noi questa roba” disse il secondino con un sorrisetto sadico “ Non penso che sarà difficile per te”
Elisabeth valutò la scelta che le si presentava davanti. Per Daniel avrebbe fatto questo e altro. Guardò gli uomini che aveva accanto a sé, pronti a farla fuori se avesse cercato di fare la furba. Poi prese la busta e confermò “ D’accordo”
L’uomo annuì soddisfatto e la congedò dicendo “ Ci penseremo noi a farti uscire fuori da qui. Entrerai a fare parte del programma dei volontari in ospedale. Stai tranquilla” fece una pausa e ridacchiò “ Penseremo a catturare anche Daniel”
Adesso devo andare via.. Ho visto un cane della pistola puntato contro la mia tempia, o forse è stato un gioco della luce.
I miei rispetti capitano.
Cristina finì di leggere e dovette trattenere un conato di vomito. Ecco come aveva fatto a uscire. Il programma volontari nell’ospedale. Il programma che premiava i detenuti più volenteriosi o almeno che dimostravano di essere un po’ cambiati. Nel caso di Elisabeth non era niente di tutto questo. Non ebbe il tempo di indugiare in questo che un leggero bussare la distrasse.
“ Avanti” disse con voce stanca, allontanandosi malvolentieri dalla lettura dei fogli. La porta si aprì con un leggero cigolio e si presentò davanti a lei l’appuntato Gervasi.
“ Capitano?” domandò titubante, certo di aver disturbato Cristina in qualcosa di importante. “ È arrivato il suo fidanzato”
Cristina alzò le sopracciglia e sorrise apertamente.Fece congedare Gervasi e fece entrare Daniel nel suo studio. Chiuse la porta e lo baciò appassionata, dimenticando chi era per almeno un po’. Restarono per almeno mezz’ora così’, poi Dan si staccò da lei e la guardò con i suoi occhi azzurri “ Non te l’aspettavi”
“ No” disse Cristina frastornata, ma ancora capace di essere un po’ sarcastica “ Mi immaginavo che eri a cena con Kate Hudson in qualche isola tropicale”
“ Divertente” ridacchiò Daniel sedendo nella poltrona di pelle nera “ Era nelle mie intenzioni, ma ho rifiutato. Dovevi vedere la sua faccia”
Cristina rise alla battuta di Daniel e poi si chiuse in un silenzio. Come faceva a dire a Daniel che la sua ex fidanzata era uscita di prigione?
Daniel notò il suo disagio e le domandò “ Stai pensando all’operazione?”
Cristina annuì a disagio e confessò “ Stanno uscendo cose che mi fanno accoppare la pelle” poi guardò con un’occhiata di fuoco l’uomo che stava di fronte a lei “ Ma se non faccio qualcosa, non me lo perdonerò mai”
Daniel girò la scrivania fino a trovarsi vicino a lei “ Fai quello che puoi” poi con il sorriso più grande del mondo comunicò “ Lo sai che Emma e Rupert si stanno sposando?”
Cristina lo guardò sorpresa ed esclamò felice “ Sono contenta per loro, a quando le nozze?”
Daniel notò un’espressione che non aveva mai visto a Cristina e rispose “ Il 13 gennaio 2026”
Notando la luce negli occhi di contentezza, Daniel prese le mani di Cristina e le disse “ Perché non ci sposiamo anche noi?”
Cristina lo guardò con il cuore in mano e spiegò “ Perché io sono già sposata con te”
L’uomo scosse la testa, adesso confuso ma non insistette più di tanto. D’altronde Cristina non sapeva che lui intendeva sposarla e forse era meglio che non sapesse nulla. La sorpresa era meglio della sua rivelazione. Lo voleva sposare, ma si sarebbe dispiaciuta troppo se lui avesse deciso di lasciarla. Non era una possibilità remota. Cristina guardò il suo fidanzato e poi prese il foglio che Lietri aveva messo per ultimo. Riguardava una rissa e in questa figurava…
“ Thomas!” esclamò Cristina sconvolta, facendo sobbalzare Daniel.
“ Il nostro Thomas?” domandò Daniel, cercando conferme.
Cristina annuì e poi fece chiamare Gervasi, comunicando “ Per oggi ho finito il mio lavoro. Ho un affare da sbrigare in famiglia. Mi raccomando comunicatelo al maggiore”
Poi prese la sua giacca di capitano e con Daniel uscì dalla caserma.

*
L’atmosfera a casa Radcliffe era tesa. Nimue e Thomas erano seduti nel divano del salotto e guardarono con timore Cristina. Aveva scoperto tutto. Nimue si teneva stretta al braccio destro del suo gemello.
“ Mi chiedo che cosa vi ho insegnato” mormorò Cristina “ Perché Thomas sei stato coinvolto in una rissa?”
Il ragazzo girò gli occhi chiaramente a disagio e preferì non rispondere. Cristina si avvicinò e questa volta domandò con maggiore dolcezza “ Perché Thomas? Io e tuo padre non ti abbiamo insegnato a picchiare la gente”
“ Ma se quella gente avesse cercato di drogare tua sorella, che cosa faresti mamma?” domandò Thomas urlando a sguarciagola.

Cristina lo guardò meravigliata e poi si girò a guardare sua figlia che tremava nel divano e che aveva lasciato di botta il braccio destro sibilando “ Non dovevi. Me la cavavo benissimo da sola”
“ Si vedeva” esclamò Thomas arrabbiato “ Stavi per accettare”
Nimue scosse la testa e le lacrime riempirono i suoi occhi verdi. Daniel si avvicinò a lei e le domandò serio “ Tuo fratello sta dicendo la verità?”
Nimue lanciò un’occhiata inferocita a Thomas e confessò “ Sì papà. Hanno cercato di darmi la droga”
Nel dire tutto questo Nimue non aveva avuto il coraggio di guardarlo negli occhi. Cristina si avvicinò a lei, per darle forza e la incoraggiò “ Nimue non avere paura, papà non ti farà nulla”
Rincuorata dalle parole della madre, la ragazza trovò il coraggio di guardare gli occhi azzurri del padre. Non c’era rimprovero, solo una voglia di capire.
“ E tu che cosa hai fatto?” domandò Daniel
“Non l’ho..” disse Nimue con voce strozzata, prima di calare in un silenzio doloroso.
Doveva arrivare quel momento. Quel momento in cui tutti noi dovevamo scegliere se “calarci” o no. Daniel sospirò di sollievo e accarezzò la faccia di sua figlia “ Sono contento che sei stata giudiziosa” poi si rivolse a Thomas chiedendo “ Chi è stato a farlo?”
“ Jack” disse Thomas senza la minima esitazione “ Il suo fidanzato”
Daniel guardò Cristina, infuriata e poi Nimue che scuoteva la testa, nel tentativo un po’ patetico di difendere il suo fidanzato. Ma a torto.
“ Tu questo Jack non lo vedi più” disse Daniel “ Mi sono spiegato?”
“ Sì papà” disse Nimue con voce piccola, lanciando occhiate di fuoco e di ringraziamento al fratello”
Poi l’atmosfera fu alleggerita dallo squillo del telefono. Lo lasciarono suonare per un po’, per calmare gli animi di tutti e poi Cristina alzò la cornetta.


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[/font][/size] Vorrei essere una musa per ispirargli numerose poesie...

[font="Palatino Linotype"][size="4"]La sua magia.. Essere un messaggero della poesia in un mondo troppo incerto..
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NimueRadcliffe
messaggio 27 Dec 2009, 12:27 PM
Messaggio #47


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Ed ecco qui un nuovo pezzo della fan Fiction... biggrin.gif


“Pronto?” rispose la donna stanca.
“Signor Radcliffe?” domandò una voce femminile grave.
“No sono la fidanzata” disse Cristina lanciando un’occhiata d’intesa con Danie che si avvicinò a lei trepidante “ Perché cosa lo cercate?”
“ Chiamamo dall’ospedale” Cristina mise il vivavoce e la voce severa dell’infermiera si diffuse in tutta la stanza “ Suo padre è stato dimesso”
La voce dell’infermiera venne cancellata dall’urlo di gioia di Daniel, il quale abbracciò i suoi figli, in preda alla commozione. L’infermiera tentò di parlare per un po’ e poi decise di interrompere la comunicazione, certa che la famiglia stesse festeggiando. Ma nel frattempo metà della mente di Cristina era altrove. Le ultime dichiarazioni di Thomas la fecero molto riflettere. Forse il fidanzato di Nimue era coinvolto. Ma non disse nulla per non fare preoccupare nessuno. Sperò solo che i suoi incubi non si tramutassero in realtà.
“ Ammazzo te e i tuoi figli. E lui sarà mio come era scritto”
Una minaccia a vuoto o sensata? Cristina inghiottì aria di felicità mista a gelida paura, mentre intorno risuonava la risata del suo unico amore e dei suoi due tesori.
Capirai che egli non è un oggetto, quando toglierai gli occhiali della possessione..
*
“Oberata di lavoro?” rise una donna bussando leggermente alla porta.
Cristina alzò gli occhi e per un momento non riconobbe la donna che era arrivata. Aveva fluenti capelli castano scuro lunghi fino alla schiena, occhi grandi dello stesso colore e un portamento elegante. Poi il capitano ruggì di gioia alzandosi dalla sedia “ Giuly che piacere vederti “
Le due donne si abbracciarono, poi il capitano la invitò a sedersi. Giuly era cambiata molto da quanto si erano viste, dal settembre scorso, dal compleanno dei gemelli. Era più.. bè Cristina non sapeva spiegarselo, ma la vedeva cambiata, ed in meglio. Nella mano destra scintillava una bella fede d’argento con tre brillanti.
“ Ti sei sposata?” domandò Cristina meravigliata.
“ Sì” disse Giuly al settimo cielo “ Indovina con chi?”
Cristina scosse la testa ancora confusa e Giuly glielo sussurrò all’orecchio. Il capitano rise e si congratulò con lei “ Bè allora restiamo in famiglia”
Giuly annuì contenta e poi guardò meravigliata la stanza della sua amica.
“ Allora è vero quello che avevi scritto alla fine della nostra lettera tanti anni fa. Avevi deciso di fare il capitano dei carabinieri e ci sei riuscita!”
“ Sì e sono fiera di esserlo” disse il capitano sorridendo “ Ma ti ricordi di Simon, il bambino che intrattenevamo al Demelza?”
Giuly annuì e Cristina fece entrare l’appuntato Gervasi “ Ti presento Simon Gervasi, il bambino che noi divertivamo con le nostre fiabe. È diventato il mio fidato collaboratore”
L’appuntato si fece avanti chiaramente impacciato e strinse la mano timoroso. Per essere un appuntato dei carabinieri, capace di superare i pericoli con incredibile sangue freddo, le sue mani tremarono dalla forte emozione. Si trattava dei bambini che aveva insistito che Cristina e Giuly continuassero il loro operato di volontario al Demelza.
“ Lei è Giuly?” balbettò Gervasi emozionato “ è un onore per me”
Giuly si voltò a guardare Cristina e scosse la testa chiaramente emozionata. L’appuntato diede un colpo di tacco e ancora emozionato andò a sfogliare il fascicolo di Elisabeth Jane Sunshine. Cristina lo guardò con affettuosità materna, poi si rivolse a Giuly “ Non te l’aspettavi?”
“No” sussurrò Giuly ancora frastornata “Altri segreti per caso?”
“ Segreti?” domandò Cristina sorpresa “ Ma tu sai che io sono la custode dei segreti. Sono il mio pane quotidiano”
“ Ti ricordi che volevi fare la scrittrice a tempo pieno? Hai mollato la tua grande passione per l’Arma dei Carabinieri?”
“ Non ho rinunciato al mio sogno” disse Cristina combattiva “ Guarda qui” cliccò sul mouse e un documento di Microsoft Word comparve sotto gli occhi della sua amica. Giuly lesse i primi capitoli di una saga thriller e commentò “ Non ti smentisci mai. Sei sempre bravissima”
Poi si arrivò al nocciolo della questione e domandò “ E con Daniel come va?”
“Benissimo grazie” disse Cristina seria, mentre gli occhi le brillavano. Non era tipo da esternare così a tutti i suoi sentimenti.
“Ma perché non vi sposate?” domandò Giuly esterrefatta “ Vi conoscete da molto tempo, avete due splendidi gemelli, siete affermati e siete una bellissima coppia. Caspita sposatevi”
“Dico io tu e i genitori di Dan avete fatto un corso di telepatia?” domandò Cristina scuotendo la testa “ Ieri ho ricevuto non meno di sette telefonate anche dai miei. È stata una nostra scelta”
“ E se lui vuole sposarti?”
“ Dovrò affinare il mio talento da Legislmens” disse Cristina con un sorriso ampio “ Ma non credo che i corsi ancora durino”
Giuly scoppiò a ridere e prese a leggere il fascicolo aperto nella scrivania. Se fosse stata una normale amica Cristina avrebbe evitato che lei leggesse, ma per Giuly non aveva segreti e poteva contare sempre su di lei. Lesse distrattamente qualche nome, riconoscendo i malviventi dai continui reportage sui telegiornali di mezzo mondo e chiese curiosa “Su che cosa state indagando?”
“ Su un traffico di narcotici” disse Cristina trattenendo i pugni dalla rabbia “ E sai chi è il capo?”
Giuly alzò gli occhi ma Cristina non ebbe il tempo di dire altro che la porta dello studio si spalancò e un Gervasi particolarmente spaventato “ Elisabeth è riuscita a espatriare dall’America. Non è più a New York”
Giuly guardò terrorizzata Cristina, la quale fissò il suo subalterno con le lacrime congelate. Nello sguardo c’era la paura di 16 anni prima.
*
Le luci di uno studio televisivo abbagliarono l’uomo dagli occhi azzurri comodamente seduto in poltrona e una lucetta rossa indicava che era in onda, in uno degli innumerevoli talk-show che animava le serate dei Londinesi. Una donna uscì da una porta laterale e la sua entrata suscitò l’ammirazione di tutto il pubblico presente nello studio.
“ Benvenuti carissimi al Tonight Show. Io sono Sara Charlotte Smith e come ospite di questa sera abbiamo Daniel Jacob Radcliffe. Accogliamolo come solo il pubblico del Tonight Show sa fare”
Uno scroscio di applausi risuonò all’interno dello studio. Per quanto fosse un attore da parecchio tempo, Daniel era ancora intimorito da tutto quell’affetto. Metà della gente lì lo considerava più un attore che una persona normale. Avrebbe voluto avere Cristina accanto a sé ma aveva rispettato la sua scelta di non mostrarsi alle telecamere.
“Buonasera Sara” disse Daniel stringendo la mano alla giornalista.
“Buonasera Dan” fece il verso Sara con gentilezza, appoggiandosi leggiadra nella poltrona “ Mi fa molto piacere che abbia accettato il mio invito” si mise la mano sulla bocca per non farsi sentire “ E vai così Jess Thurder la smette di prendermi in giro”
Poi Sara Smith prese la sua cartelletta e la sfogliò e domandò “ Allora Signor Radcliffe è vero che lei è stato scritturato per il ruolo di David, il suocero protagonista del romanzo di Midnight Dawn?”
“Sara” interruppe Daniel con un sorriso “ Non chiamarmi Radcliffe, chiamami solo Dan”
“ D’accordo” confermò Sara con un sorriso a trentadue denti “ Allora Dan puoi dirci qualche succelenta notizia in merito a questo?”
Daniel si girò a guardare il pubblico “ Quello che posso dire Sara è sì, sono stato scritturato per il ruolo di David Heyrad e stiamo girando nei pressi di Manchester”
“Quando finirete di girare le riprese?”
“ Verso giugno del 2026, ma oltre a questo non posso dire nulla. Il regista ha dato preciso ordine di non parlare del film più del dovuto”
“ Quanti misteri il nostro Daniel” disse Sara rivolto al pubblico in sala “ Ma noi del Tonight Show amiamo le sorprese vero?”
Uno scroscio di applausi accompagnò la frase di Sara per almeno una manciata di minuti.
“Allora saremo tutti lì a complimentarci quando il film sarà nelle sale cinematografiche..” Poi la giornalista si avvicinò sempre di più “ Ma mi dica in amore come va? Sappiamo che lei è fidanzato da parecchio tempo con un capitano dei carabinieri”
“ Sì è vero” confermò Dan felice “ Felicemente fidanzato”
“ Sappiamo che con la cosiddetta capitano dei Carabinieri abbia avuto due figli di diciassettenne anni. Corrisponde a verità?”
“ Hanno sedici anni per l’esattezza. Si chiamano Nimue e Thomas”
Nel dirlo un scintillio di gioia trapassò i suoi occhi ma Sara non se ne accorse.La giornalista guardò accigliata la notizia errata nella cartella e scoccò uno sguardo furibondo al regista del talk show che scrollò le spalle, come per dire “ non è colpa mia, le notizie riportano così”
Sara scosse la testa come per dire che era inutile parlare con dei deficienti e si concentrò sulla mano destra di Dan “ E come mai non volete sposarvi?”
“ Cosa?” disse Dan frastornato; stava pensando a un modo per fare una romantica cena con Cristina “ Oh non pensiamo che il matrimonio sia indispensabile, l’amore non ha bisogno di cerimonie”
Perché devo esternare così i miei sentimenti? Io la amo ma voglio che tutto rimanga tra me e lei. Niente intromissioni dal mondo del giornalismo.
“Un vero poeta” si complimentò Sara, totalmente ignorante dei pensieri di Dan.
L’intervista toccò molti argomenti e durò fino a due ore e mezza. Ormai Dan si stava stancando e non vedeva l’ora di abbracciare Cristina e i suoi due figli. Erano loro il suo teatro, il suo cinema, il suo modo di essere attore e non quel mondo di false illusioni che chiamavano spettacolo. Era la sua vita da privato cittadino ad essere il suo palcoscenico, il suo vero palcoscenico. Quando l’orologio dello studio segnò le tre e mezza di sera la giornalista decise di congedare il suo amato pubblico.
“Era anche ora” sbadigliò un cameraman e Dan fu pienamente d’accordo.
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NimueRadcliffe
messaggio 6 Jan 2010, 02:37 PM
Messaggio #48


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Ragazzi ecco un'altra parte... Spero che vi piaccia..

“Purtroppo gentile pubblico anche oggi abbiamo finito il nostro tempo. Ringraziamo Daniel Radcliffe per essersi prestatato a questa intervista e auguriamo una buona notte a tutti i nostri telespettatori. Ricordate che la prossima settimana intervisteremo Teresa Palmer”
Un lungo applauso accompagnò l’uscita di Daniel. Mentre percorreva il corridoio che portava al parcheggio interno, Daniel vide un’ombra che lo seguiva. Si impose di restare calmo e continuò a camminare come se nulla fosse. Ma invece non era così. Compose silenziosamente il numero di Jess ma nessuno rispose. Ma dove era quando lo cercava? Uscì nel freddo di dicembre e si recò nella sua Punto nera nuovo modello e mise le mani sul volante.
“ Che peccato che non abbia nemmeno una guardia” sghignazzò una voce sconosciuta puntando una pistola contro il finestrino “ Scendi”
Daniel lo guardò freddo e non ubbidì. Premette l’acceleratore più forte che mai e partì sgommando dallo studio, evitando per un pelo i fan che erano venuti al talkshow.
“Ehi ma quello non era Daniel Radcliffe?”
“No, ti sarai sbagliato” ribattè un altro, non credendo ai propri occhi.
L’aggressore imprecando si issò su una moto di grossa cilindrata e lo inseguì. L’inseguimento durò parecchi chilometri e a un certo punto..
“ Fermati stronzo” esclamò l’uomo sulla moto, prendendo la pistola da parte di un complice venuto da chissà dove “ Fermati brutto figlio…”
Quelle imprecazioni Dan non le sentì, spingendosi a velocità elevate. Al diavolo le regole del codice della strada! Avrebbe sopportato anche le multe ma questo no! Non voleva essere rapito, voleva solo ritornare da Cristina e dai suoi due figli. Prese il cellulare e compose il numero di Cristina “ Vodafone, purtroppo il cliente da lei chiamato è impegnato in un’altra telefonata. Premete 1 per lasciare un messaggio”. Dopo un po’ di esitazione Dan premette il tasto 1 e disse “ Amore, c’è qualcuno che vuole rapirmi. Prendi i ragazzi e scappa. Credo che centra Elisabeth. Ti amo”
A un certo punto l’attore sterzò a destra per evitare un camion e fu quello il suo errore più fatale. Approfittando di questo l’aggressore puntò la pistola contro le ruote posteriori. Le ruote si bucarono con facilità e Dan dovette fare i conti con lo sbandamento del veicolo. Girò il volante e finì contro la corteccia di un albero.
L’aggressore s’avvicinò felice e lo spinse fuori dalla macchina con malagrazia. Il volto così familiare provocò un ondata di terrore a Daniel. Il tassista. Cercò di scappare nel boschetto lì vicino ma venne circondato da un gruppo di uomini, probabilmente della mafia. Frugò le tasche e vide il cellulare. Nessun servizio.
“Maledizione” imprecò Dan indietreggiando contro gli sconosciuti.
“Sono contento che gli faccio ancora paura come prima” rise il tassista giocherellando con la pistola “ Ragazzi prendendetelo”
“ Non vengo da Elisabeth” urlò Dan, sapendo che nessuno lo sentiva.
Gli uomini si avvicinarono e in men che non si dica lo immobilizzarono. Erano stati addestrati bene. Con Dan immobile il tassista si avvicinò a lui e lo addormentò con un pezzo colmo di etere “ Sogni d’oro principino”
Dan scivolò in un sonno indotto e crollò tra le braccia dei suoi aggressori. Con tono autoritario il tassista ordinò che venisse portato all’interno di un furgone, parcheggiato poco più in là. Gli uomini non fecero molta fatica a trascinarlo e mentre lo caricavano, Josh, così si chiamava il tassista, commentò sarcastico “ Certo che Elisabeth poteva scegliere di meglio”
Un coro di risate sguaiate si levò dagli uomini e se ne andarono, affermando “ Dì a Elisabeth che noi l’abbiamo aiutata. Adesso tocca a lei”
Il tassista annuì e si mise al volante. Il più grosso era stato fatto, l’ultimo misfatto prima di partire con la sua amante brasiliera. Le ombre della notte lo accompagnarono lungo l’autostrada inglese.
Il telefono suonò a vuoto e Cristina guardò il cellulare. Nessun segno di Dan. Continuò a camminare su e giù lungo la stanza da letto, ripercorrendola in lungo e in largo. A un certo punto un messaggio della Vodafone interruppe tutto.
“C’è un nuovo messaggio nella segreteria da parte di Dan. Chiamate e digitate 1”
Sempre più perplessa chiamò e digitò 1. La voce profonda e inglese di Dan riempì le orecchie di Cristina e la fece sentire più giù. Ascoltò il messaggio sdraiata nel letto in modo da aver un cuscino da mordere per urlare. Le lacrime le scorsero nel viso mentre pensieri di vendetta le scorrevano nella mente. Elisabeth non l’avrebbe fatta franca e se sì lei avrebbe dato le dimissioni dall’Arma dei Carabinieri e sarebbe fuggita da Londra. Insieme ai suoi figli.
Quella serata dormì un sonno agitato, interrotto solo da brevi raggi di luna e da momenti in cui sognava che Dan era alla porta che le sorrideva. Lei ricambiò quel sorriso sentendosi una sciocca ma amandolo profondamente. Lo amava per com’era. A strapparla da quella veglia che sapeva di sogno fu una telefonata alle cinque e mezza di notte. Il telefono suonò a vuoto per parecchi minuti, poi la donna prese la cornetta con le lacrime attaccate alle dita.
“Pronto?” domandò Cristina assonnata.
“ Ti è piaciuto il rapimento del tuo Dan?” rise Elisabeth deliziata “ Stai attenta anche ai tuoi figli. Ma tra loro tre chi vorrai salvare Cri? I tuoi figli o il tuo adorato Dan? Deciditi”
“ Stronza ridammi Dan” ringhiò Cristina afferrando bruscamente il telefono “ Non permetterti di fargli del male. E non ti azzardare a toccare i miei figli”
“ Una leonessa che difende i suoi leoncini” ridacchiò Elisabeth; di sicuro si stava leccando le labbra come faceva quando teneva qualcuno in pugno “ Che tenera che sei Cris. Ma Dan ha bisogno di una donna come me e non come te”
“ Non fargli del male” supplicò Cristina e come risposta sentì l’urlo di Dan e le risate di Elisabeth.
“ La mia presenza è la sua sofferenza ed il mio piacere” la congedò Elisabeth maliziosa “ Una buona mattinata e mi raccomando cattura molti criminali per me. I love you”
Quella stronza la stava prendendo in giro. E per di più aveva rapito il suo Dan, quello stesso ragazzo che lei aveva quasi ammazzato. Si tastò il braccio destro nel punto in cui avevano preso il sangue per la trasfusione di sangue. Quel sangue che aveva salvato Dan. Camminò verso la stanza dei suoi meravigliosi figli. Dormivano beati, ignorando le ansie della madre. Cristina rimboccò le coperte sorridendo. Thomas era davvero la copia di suo padre. Forse un pochino alto.
“Dormite ancora perché il sonno è la chiave per sfuggire dalla realtà”
Doveva solo aspettare. Si avviò per farsi una cioccolata alla menta e sentì la canzone World So Cold”
“ Io vivo in un mondo così freddo, in un guscio senz’anima da quando tu te ne sei andato via…”
*
“ Street in the night, I drove in the Hell’s road” cantò l’uomo al volante in tono stonato.
La macchina dove Daniel era stato rapito sfrecciò ad alta velocità. Dan si svegliò dopo che la macchina aveva superato un dosso particolarmente grosso. Si massaggiò vigorosamente la testa e con un po’ di sforzo si affacciò dal finestrino. Si vedevano colline ed alberi. Erano in aperta campagna inglese.
“ Dove mi trovo?” domandò Dan con voce impastata.
Si sentiva la testa confusa e seppe che gli riusciva difficoltoso muoversi normalmente. I polsi erano stati legati a regola d’arte. Nessuno venne a rispondere alla sua domanda. Il tassista aveva le cuffie nelle orecchie e non poteva sentire nulla.
“ Avrò una ricompensa” gongolò il tassista a mò di canzone “ E potrò andare a Rio de Janeiro con Pamela”
Daniel si sedette nel bordo del furgoncino nero e pensò. Pensò ai suoi due figli e a Cristina. Sorrise di sbieco pensando alla persona che aveva commissionato il rapimento. Elisabeth! Quella stessa Elisabeth che non si era rassegnata ad essere lasciata. Osservò le forme della campagna e quella scelta di sposare Cristina s’affermò sempre più.
“ Sei tu la poesia che non ho mai composto” gli aveva sussurrato la prima volta che avevano fatto sesso, quella prima volta tra salvato e salvatrice. Daniel sorrise, perché quella frase l’avrebbe detta un milione di volte alla sua compagna. Ancora una volta il furgone non evitò una buca e Dan finì contro il telo che separava la parte posteriore dai sedili anteriori.
“ Stai attento” gridò Daniel inutilmente.
Dalla tasca uscì il cellulare, un LG nuovo modello completamente rovinato e con lo schermo incrinato. Non poteva chiamare nessuno. Non poteva chiamare Cri. Nessuno. Poi non ebbe tempo di pensare altro che il tassista si fermò di botto e lo scaraventò nell’erba alta. Ormai il sole stava facendo capitolino tra le nuvole per affermare l’alba e l’unica cosa che stonava era il sorriso giallastro del tassista.
“ Chissà cosa diranno i giornalisti?” rise Dan piano, prima di essere rivoltato con un calcio.
Non ebbe il tempo di rialzarsi che una donna uscì con fare sensuale dalla casetta. Aveva un vestito azzurro cielo con i capelli rossi racchiusi in un bel chignon. Elisabeth poteva essere l’emblema della bellezza in quel momento ma c’era nel suo carattere qualcosa che guastava. La voglia di tenere tutti in pugno. La voglia di essere migliore degli altri.
“Complimenti Josh” disse la donna nella luce sfavillante del sole; sembrava quasi un’apparizione.
“ Ho fatto quanto in mio potere” disse Josh emozionato, inchinandosi rudemente.
“ Grazie” disse Elisabeth in tono mellifluo, prendendo un revolver dalla tasca del vestito. “ Che cosa hanno detto gli uomini di James?”
“ Hanno detto che aspettano una sua risposta” disse Josh d’un fiato, sperando che Elisabeth stesse per dargli la ricompensa che aspettava. Si sbagliava. Trattenne il fiato mentre Elisabeth prendeva la mira.
“ Risposta?” rise Elisabeth con gli occhi verdi che brillavano di cattiveria “ Penso che la tua morte sia una risposta migliore. Io non lavoro con nessuno. Salutami l’Inferno e digli che arriverò presto”
Il tassista cercò di fuggire ma venne raggiunto da tre pallottole che si ficcarono nelle sue clavicole, bloccando il respiro. Rantolò e poi cadde accanto a Daniel. Il suo sogno di andare in Brasile era svanito. La bocca coperta di terra e di sangue. Dan non urlò, paralizzato dal terrore e dalla morte accanto a lui.
“ Che peccato per Pamela” sussurrò Elisabeth accarezzando i capelli biondo cenere di Josh.
Poi l’ultima cosa che Dan vide furono gli occhi sardonici che sorridevano e poi svenne.

*
“Mamma ma papà dov’è?” domandò Nimue mentre lavava la tazza sporca di latte.
Cristina tremò un pochino, poi si prese di coraggio e mentì “ Papà ha fatto tardi con l’intervista e si è fermato in albergo”
Perché non mi decido a dire la verità? Che quella bastarda ha il loro padre e il mio amore..
Thomas la guardò sospettoso, le sopracciglia che si alzavano per la sorpresa, così simile e dissimile a suo padre e disse “Qualcosa non va ma?”
Cristina lo guardò, incerta se dire la verità. Poi decise di no, non voleva rovinare la giornata ai suoi due tesori. Avrebbe risolto tutto, non voleva che ci andassero di mezzo pure loro. Scosse la testa e si armò del suo miglior sorriso, sistemandosi i capelli ricci “ No, nessun problema tesoro. Andate a scuola e non vi preoccupate per me o per papà”
Non appena i suoi figli uscirono di casa, più confusi che persuasi, Cristina aprì il suo Nokia maledicendo i tasti minuscoli e controllò le chiamate perse. Molte amiche ma di lui nessuna traccia. Solo quel messaggio che le aveva rovesciato i reni. Poi prese la sua divisa da capitano e andò fuori. Non poteva piangere. Doveva salvarlo.
Era la sua scelta importante!
Intanto Nimue camminava penseriosa lungo il corridoio della scuola. Si fermò davanti al suo armadietto e dopo aver lavorato un po’ con il lucchetto non oliato bene domandò “ Ma secondo te perché mamma era preoccupata?”
“ Forse ha litigato con papà” ipotizzò Thomas alzando le spalle.
“No, non lo dire” disse Nimue chiudendo gli occhi per il ribrezzo “ Era troppo preoccupata per questo, deve essere successo qualcosa”
Il fratello non potè replicare che venne interrotto da un ragazzo dai capelli rossi. Aveva il fiato corto per aver salito più volte le scale. Si fermò e si tenne il fianco ansimando. I due gemelli aspettarono pazientemente che si riposasse, poi dissero “ Cosa è successo?”
“ Ragazzi dovete venire con me in palestra” disse il ragazzo preoccupato “ C’è qualcosa che riguarda voi”
I due gemelli lo guardarono perplessi e si lasciarono guidare dallo sconosciuto ragazzo. Dopo un po’ entrarono in palestra e tra la gente seduta negli spalti calò un silenzio di tomba. Nimue ebbe paura e volle fuggire. Davanti a loro c’era un telo bianco che mostrava un video. Il video incominciava con un uomo disteso a terra, seminudo, con le braccia legate dietro la schiena che si divincolava, ormai quasi senza forze. Era narcotizzato e continuava a ripetere parole come “ Nimue, Thomas… Cristina” L’ultima parola la urlò con tutte le sue forze,nel tentativo un po’ vano di liberarsi, come se fosse un amuleto contro le corde che lo legavano.
L’uomo si girò verso il teleobiettivo e fissò con il suo sguardo limpido la donna che lo riprendeva e ringhiò. Un ringhio di un animale ferito più di una persona prigioniera. Ricevette un calcio in pieno viso.
“Quello è papà” gridarono Thomas e Nimue con voce straziata di dolore.
In quel momento una donna si avvicinò allo schermo, evidemente soddisfatta dal dolore del suo prigioniero. I capelli rosso fuoco e gli occhi verdi che brillavano divertiti.Era bella ma perfida. Puntò il dito contro i due gemelli e con un sorriso che avrebbe gelato tutti disse “ Aspetto voi piccoli tesori”
E intanto…
“Che bella sorpresa” disse una voce maliziosa nel buio.
L’uomo si girò con difficoltà e vide una donna che si avvicinava. Il terrore si dipinse sul volto di Daniel e cercò di slegarsi. La donna osservò distaccata il suo tentativo di liberarsi, poi commentò sarcastica “ Risparmia le tue forze mio amore. Non ti voglio far stancare troppo”
Disse tutto questo sfiorandogli il collo con la lama di un coltello. Dan trattenne il fiato rumorosamente e non disse nulla, limitandosi a guardare la casetta. “ Io te l’avevo detto che 16 anni ti avrei avuto. Vivo o morto. Ma sei meglio vivo”
“ Grazie” disse Dan sorridendo di sbieco; voleva fuggire “ Dove mi hai portato?”
La donna non rispose subito e per un po’ non si sentì altro del rumpre delle tende che scivolavano lungo l’asta di ferro. La luce di un nuovo giorno illuminò la stanza dove erano situati. L’ambiente era abbastanza scarno, spartano, con un tappetto liso e consumato soprattutto lungo i bordi e una statua della dea Ebe messa in uno degli angoli più trascurati. Dalla finestra si rifletteva l’immagine delle colline selvatiche.
“Perché mi hai portato qui?” domandò Daniel fingendosi interessato a lei; se c’era una cosa che aveva imparato dai film, era fingere per salvarsi e per salvare tutti. Elisabeth lo ricambiò con un sorriso che poteva illudere tutti, tranne lui “Perché voglio che sia il nostro nido d’amore. Il nido che Cristina non potrà trovare”
Era una pazza… Daniel non né potè più e mandando al diavolo la sua promessa di essere gentile sbottò “ Io sono già fidanzato e ho due figli!”
Elisabeth lo guardò gelida, chiaramente delusa del repentino cambiamento d’umore “ Con quella stronza?”
Daniel sentì montare la rabbia dentro di sé e le sputò “ Non permetterti di insultare Cristina”
Elisabeth si leccò le labbra, degustando le gocce di saliva e poi commentò sarcastica “ Non è tua moglie, Cristina è nessuno per me. È solo una madre di due bambini che hanno metà del tuo patrimonio genetico. Per me sei ancora libero”
Poi la donna lo guardò, soddisfatta di averlo ancora con sé, poi gli sciolse i legacci che lo tenevano legato, imprigionandolo con le parole “ Sai ho provocato io l’attacco cardiaco a tuo padre. È stato uno spasso”
Rise di fronte allo sdegno e lo baciò nella bocca. Poi mise i legacci nelle caviglie e li unì ai fili che facevano capo a un detonatore. “Non ti conviene muoverti. Bè se vuoi morire fai pure.. Questi fili sono collegati a un detonatore ricolmo di tre chili di tritolo. Un solo movimento e ciao”
“ Cristina mi salverà” disse Daniel sicuro.
“ Bè se ne sei sicuro” disse Elisabeth chiudendo a chiave la porta e uscendo nel sole.
Adesso Daniel doveva fare i conti con il destino. Con il destino che si chiamava Elisabeth Jane Sunshine.

Nel frattempo i suoi due ragazzi piangevano, aggrappati l’uno all’altra per farsi forza. Ecco cosa Cristina aveva più paura, ecco che cosa nascondeva. Singhiozzando Nimue si guardò intorno, incrociando sguardi che esprimevano la più vivida solidarietà. Thomas cercava una persona che si azzardasse di ridere.
Non ne trovo.
Nessuno, dopo il video, aveva voglia di prendere in giro Daniel Radcliffe. Nessuno aveva voglia di canzonarlo, almeno non dopo averlo visto legato e narcotizzato. I gemelli accettarono trasognati le scuse di tutti, i loro aiuti dettati solo dal momento e non dalla sincerità, finché non rimasero soli all’interno della palestra, finché il silenzio non fu più grande delle urle del mondo.
“Perché mamma non ce l’ha detto?” domandò Nimue triste; i suoi occhi verdi erano più belli in quel momento di tristezza.
Thomas guardò il telo bianco adesso spento “Perché non voleva che noi ci preoccupassimo. Sai che mamma tiene molto a noi”
“ Doveva dircelo” protestò Nimue pestando un piede a terra.
Il gemello la prese per le spalle e per un attimo ci fu solo il verde e l’azzurro. Nimue potè vedere che anche Thomas soffriva, forse più di lei. Il gemello sospirò e dopo aver preso tutto il coraggio del mondo disse “ Sai Nim, mamma fa il capitano dei carabinieri ed è sempre sottoposta a queste minacce. Ha dovuto mentirci. Mamma non è la tipa da mentirci.”
Nimue si morse il labbro, incerta se credere o no “ Doveva dircelo”
Il gemello scosse la testa e le spiegò “ Non hai pensato che forse mamma non ha detto nulla per proteggerci?”
Nimue si morse ancora il labbro, incerta se rispondere o no quando furono interrotti.
“ Ma bravi”
I gemelli si girarono di scatto e un distinto carabiniere entrò nella palestra. Aveva un sorriso untuoso e una faccia anonima, tranne per una lunga cicatrice sulla guancia destra. Notarono che era un brigadiere. Cristina aveva insegnato i vari gradi dell’Arma già da quando erano piccolissimi ma aveva insegnato anche non fidarsi degli sconosciuti. Tuttavia Nimue si avvicinò speranzosa.
Thomas si mise davanti alla sorella e aggredì il nuovo venuto “ Ma lei chi è? Se ne vada”
“Sono Lietri, sono uno dei bridagieri di vostra mamma” si presentò il nuovo venuto
A quelle parole Nimue si sentì più sollevata e andò da lui, trattenuta a forza da Thomas. La gemella scosse la testa stupefatta e Thomas rimase della sua posizione.
“ Mi faccia vedere il tesserino di riconoscimento” ordinò Thomas autoritario.
Il carabiniere sorridendo affabile affondò la mano destra nella tasca destra e tirò fuori il portafoglio. Thomas lo prese circospetto e non notò niente di strano. Era perfetto e se era un falso era fatto bene. Non c’erano segni di contraffazione, a meno che non fossero invisibili a occhio nudo. Lo guardò e si morse il labbro. Non aveva prove per dimostrare che era un falso e certamente non voleva fare scenate davanti a sua sorella.
“Andiamo da mamma” insistette la gemella strattonandolo.
Il gemello guardò ancora sospettoso il nuovo venuto e prese il cellulare. Recava una sola tacca della batteria e non appena ebbe composto il numero, il cellulare ebbe un guizzo della luce e si spense.
“Non preoccuparti tua madre mi ha detto di accompagnarti da lei” disse il carabiniere serio.
Nimue era già al fianco del carabiniere. Thomas scosse la testa sconfitto. Nimue era troppo fiduciosa nelle persone come lui invece no. Poi li seguì ancora con mille dubbi fuori dalla scuola. Stranamente deserta, nessun testimone. Vide un Alfa Romeo nera parcheggiata fuori dalla scuola e improvvisamente i dubbi si fecero evidenti.
“Ma quella non è l’auto dei Carabinieri” esclamò terrorizzato prendendo la mano di Nimue.
“Bravi” disse il carabiniere sprezzante.
Brandiva un manganello e Thomas si accorse che lo stava indirizzando contro la nuca della sorella per tramuatizzarla.
“Nimue attenta” gridò il gemello.
La ragazza si girò ed evitò per un soffio il colpo di manganello. Ci fu una breve collutazione ma alla fine Thomas venne colpito a metà schiena togliendo il respiro e Nimue fu terrorizzata da una pistola.
“Non fateci del male” squittì Nimue terrorizzata “ Non fateci del male”
Thomas non rispose dal dolore e il falso carabiniere fece sprofondare le speranze della gemella “Oh non preoccuparti, io non ho intenzione di farti del male” diede una risata terribile e concluse “ L’obiettivo è fare del male a tua madre. Vediamo chi sceglierà tra voi due? Il maschile e il femminile?”
Poi le puntò il grilletto della pistola e le intimò “ Sali in macchina”
La ragaza non se lo fece ripetere due volte e tremando salì nell’alfa romeo insieme al fratello. Il falso carabiniere mandò un sms a Elisabeth “ E adesso?”
“ E adesso gioco con lei. È la sua Roulette Russa”
Poi l’auto sparì dal cortile della scuola, non vedendo che qualcuno li stava osservando. Il rapimento non era stato ignorato.
*
“ Capitano ma dove state andando?” domandò un carabiniere adatto al servizio informatico curioso
“A prendere i miei figli ovvio” rispose Cristina cercando di sorridere.
Il suo sorriso era rotto per metà perché metà della sua anima era rivolta a Dan.
“Ma non avevate incaricato Lietri di prenderli?” domandò il carabiniere meravigliato, smettendo di battere sulla tastiera.
“No, non ha mandato me” disse un bridagiere uscendo da una stanza e sistemandosi il capello perplesso “Capitano lei mi aveva detto di andare a pattugliare le strade e di redigere un rapporto con la polizia inglese”
“Ma cosa stai dire?” domandò il carabiniere arrabbiato “ Ti ho appena visto che andavi a prendere i figli del capitano”
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NimueRadcliffe
messaggio 20 Feb 2010, 11:28 AM
Messaggio #49


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Da: Dal mondo di Avalon e di Dan..
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Scusate per l'assenza.. Ecco un nuovo pezzo...Spero che vi piaccia....



“Ma non sono stato io” ripetè il brigadiere arrabbiato “ Capitano mi crede?”
Cristina non lo stette a sentire e si aggrappò alla poltrona, sentendosi male. Chi aveva preso i suoi figli? Un brutto pensiero attraversò la mente del capitano dei carabinieri ed esclamò “ Torno subito”
Prese il cappotto e uscì sotto la pioggia. Non sentì le urla dell’appuntato “ Ma capitano non può andare.. che cosa dirà il maggiore?”
Fregandosene altamente delle preoccupazioni del suo subalterno, Cristina salì nella sua mini ray nuovo modello e partì sfrecciando. Non badò ai vigili che le urlarono contro. Arrivò e posteggiò la macchina frenando con una frenata poderosa davanti al liceo dove studiavano i gemelli. Ormai il liceo era quasi chiuso e fu quasi una fortuna di trovare una collaboratrice scolastica ancora lì. Aspettò che chiudesse il cancello del liceo e si avvicinò.
“ Capitano” esclamò la donna meravigliata “ Che cosa ci fa qui? Se ne sono andati tutti”
Il capitano appoggiò le mani nel cancello di ferro e cercando di non farsi venire l’infarto “ Ma cosa chi? Chi ha preso i miei figli?”
“È arrivato un uomo in divisa a prenderli” rispose la collaboratrice preoccupata del colorito verde pallido di Cristina “ Pensavo che lo avesse mandato lei. Nimue non ha esitato un istante a fidarsi di lui”
“ E i miei figli sono andati con lui?” domandò Cristina con un groppo in gola
“ Bè” tentennò la collaboratrice nervosa “ Suo figlio ha posto un po’ di fiera resistenza, sembrava che avesse intuito qualcosa. Poi non ho visto più niente. Mi dispiace signora”
Cristina la guardò vacua e si lasciò scivolare sul marciapiede. La collaboratrice scolastica le diede qualche pacca sulla spalla del capitano e poi la lasciò al suo destino. Poi rialzandosi si diresse nella sua mini ray e ripartì sfrecciando.
Tutti i suoi dubbi erano stati fondati, ma nel fondo del suo cuore era davvero orgogliosa di suo figlio.Di sicuro Thomas aveva cercato di difendere la sua gemella. Si punzecchiavano ma sapeva che si volevano molto bene. Mentre l’auto si era fermata a causa del semaforo rosso Cristina afferrò saldamente il volante e urlò arrabbiata “ Elisabeth se mi torci un solo capello dei miei figli o di Dan io diventerò il tuo peggior incubo”
Non gli importava nulla che tutti la guardarono stravolti. Era davvero fuori di sé. Arrivata nella caserma ignorò gli sguardi preoccupati dei suoi subalterni e una volta arrivata nel suo studio chiamò nervosa “ Lietri”
Il brigadiere si mise sull’attenti “ Comandi”
Cristina lo guardò dritto negli occhi e gli ordinò senza tergiversare “ Aumentate le ricerche per Elisabeth Jane Sunshine. Dovunque e in qualcunque posto”
Il brigadiere la fissò nervoso e cercò di farla ragionare “ Ma non si deve fissare con lei, suo marito è un uomo famoso e sono sicuro che..”
Cristina lo fulminò con lo sguardo e Lietri abbassò la testa nervoso. Poi la donna sbattè il fascicolo dell’operazione sul fascicolo “ Secondo te chi avrebbe interesse a rapire i miei figli? Tu non c’eri quando c’è stato il processo mediatico contro Elisabeth. Questa è la sua vendetta contro il mio verdetto”
Cristina vide il suo subalterno arretrare rispettosamente con aria spaventata. Si appoggiò mollemente sulla poltrona, sentendosi svuotata di ogni emozione come le capitava molto spesso quando si arrabbiava, e non ebbe il tempo di rilassarsi e sentirsi in pace con la sua anima che un leggero bussare alla porta la fece sobbalzare.
“ Avanti” disse la donna nervosa.
L’appuntato rivolse un sorrisetto nervoso a Cristina e si apprestò ad aprire la porta di castagno. Il capitano si armò del suo migliore sorriso di circostanza. In quelle ore non c’era nulla che valesse divertimento o risate. Poi un uomo dalla barba ispida avanzò nella stanza e Cristina si mise sull’attenti. Era il maggiore Ferrari. L’uomo guardò con sufficienza una foto con un cavallo nero e disse, la rabbia trattenuta “ Capitano spiegatemi come mai al commando sono arrivate due multe da parte della polizia stradale inglese” vedendo che Cristina non rispondeva impose “ Mi risponda”
Cristina guardò quegli occhi marroni carichi di autorità e confessò con voce piccola, come se non fosse lei a parlare “I miei figli sono stati rapiti! Il mio Dan è stato rapito!”
Il maggiore la guardò ancora, questa volta visibilmente preoccupato “ Ne è sicura?”
Cristina non sapeva se urlare, piangere o ridere. Si poteva scherzare su una cosa del genere? Si trattenne a viva forza dallo scagliare un portacenere di cristallo e disse con la massima calma possibile “ Si signore ho verificato personalmente. Mi sono arrivate anche telefonate minatorie”
“ E lei pensa che centri Elisabeth? Lei l’ha condannata a 31 anni”
Il capitano restò sorpresa dal tono di voce del maggiore. Le credeva ma voleva considerare tutte le possibilità. Non per nulla era diventato il suo superiore.
“ No, è appena uscita per buona condotta” rispose Cristina sconsolata.
Il maggiore adesso la guardò con maggiore dolcezza e si avvicinò a lei “ Faresti davvero tutto per salvarli?”
“ Ovvio” confermò Cristina con passione.
Il superiore sorrise al sorriso del capitano e la incoraggiò “ Allora cominciamo le indagini e smettiamola con questi musi lunghi. Sei o non sei il mio migliore capitano?”
Cristina ricambiò il sorriso e balbettò incerta “ Allora lei mi crede?”
Il maggiore annuì solenne “ Elisabeth era un soggetto pericoloso, grazie alle sue parentele con la mafia ma nessuno ha avuto il coraggio di condannarla” fece una pausa e si congratulò “ Lei è stata la prima a condannarla. È stata molto coraggiosa”
Non vedendo la risposta di Cristina la spronò ancora “ Alza la testa capitano. Finché c’è vita c’è speranza. Elisabeth non la farà franca e lei potrà riabbracciare i suoi figli e il suo fidanzato”
Cristina si asciugò le lacrime ribelli e chiese confusa “ Ma la polizia inglese non dovrebbe occuparsi lei dell’indagine? Non li stiamo intralciando?”
“D’altronde Daniel è cittadino inglese e non italiano” aggiunse timida.
“La polizia inglese non ci darà nessun fastidio. Anzi ci darà tutto il sostegno. E poi non vorresti partecipare in prima linea alla battaglia contro Elisabeth?” domandò il maggiore con una certa perspicacia.
Detto questo iniziò il lavoro dei carabinieri di salvare Daniel, Nimue e Thomas.
“ Io vi troverò” si promise Cristina mentre osservava il lavoro che ferveva intorno a lei.

Nel frattempo che nel commando dei carabinieri fervevano alacramente i lavori per salvare Daniel e i suoi due figli, tre uomini si riunivano in un bar. Avevano tutti una cosa in comune, una voglia a forma di spada nella guancia destra. Aspettavano qualcuno o qualcosa.
Quello più a sinistra si sporse per vedere se la porta del bar si apriva e si accasciò deluso, lasciando che i capelli rossicci andassero contro gli occhi azzurri.
“ Sicuro che è questo il bar?” domandò scettico “ L’appuntamento doveva essere alle quattro e mezza”
“ Sicuro” disse l’uomo al centro, arruffandosi i capelli biondi “ Smettila di sbuffare, Lorenzo”
Lorenzo gli lanciò un occhiata inviperita ma non disse nulla.
A un certo punto l’uomo a destra si alzò all’improvviso, come se avesse ricevuto una scossa elettrica e disse “ Lorenzo, Samuele, è arrivato”
I due uomini si alzarono in piedi chiaramente in attesa di ordini. Il nuovo arrivato li squadrò come se valessero meno della tapezzeria e dichiarò “ James è molto soddisfatto di voi”
Lorenzo e Samuele tirarono un sospiro di sollievo ma l’altro uomo non si fece convincere.
“ Vai avanti” lo citò sospettoso.
Lo sconosciuto scoppiò a ridere in una risata sommessa e si asciugò le lacrime dagli occhi. Guardò l’uomo con gli occhi verdi ridenti e concesse benevolo “ Hai ragione Cristhian non è tutto. Josh è morto”
Samuele, Lorenzo e Cristhian si lanciarono un’ occhiata sgomenta e Lorenzo si azzardò a chiedere “ Chi è stato?”
Lo sconosciuto si leccò le labbra e si arruffò i capelli rossi, come se tutto questo fosse solo una rogna da sistemare. Poi dichiarò annoiato “ Secondo voi chi poteva uccidere il tassista?”
“ Cristina?” domandò Lorenzo confuso.
“Acqua” sghinazzò lo sconosciuto “ Cristina è troppo buona per uccidere Josh”
“ E allora chi?”
“Noto con estremo interesse che l’intelligenza sta scomparendo dal pianeta” rise lo sconosciuto arrabbiato “ Idioti la stessa persona che ha chiesto il nostro aiuto impunemente”
“ Elisabeth?” disse Samuele scioccato “La conoscevo da piccola”
“ La gente cambia” disse Christian dubbioso e poi si rivolse allo sconosciuto “ E che cosa dovremmo fare?”
“ Cosa secondo voi?” domandò lo sconosciuto scuotendo la testa “ Ucciderla ovviamente”
Poi detto questo se ne uscì silenziosamente. Non appena ebbe raggiunto la porta del bar disse minaccioso “ Ovviamente se non riuscirete ad ucciderla, vi lascio immaginare le conseguenze”
E dopo lasciò il bar con un atmosfera di terrore assoluto.
*
Nel frattempo che nel commando dei carabinieri e nel bar fervevano i preparativi per far “fuori” Elisabeth, la macchina dove erano stati rapiti i gemelli sfrecciava lungo una corsia dell’autostrada, percorrendola contromano. E il conducente cantava una canzone stonata.
Poi aprì la radio e fu il più grosso errore che commise.
“Gr Rai Radio Due. Buongiorno da Alessia Crisafulli e Gianni MacTaylor. Apriamo le notizie con una notizia di un rapimento. Sono stati rapiti due ragazzi, figli del noto attore Daniel Radcliffe. Sappiamo che sono stati rapiti nell’entrata del London High School. Per chi avesse notizie, chiami i carabinieri o la polizia inglese” un attimo di esitazione e poi la voce annunciò trepidante “ Secondo le ultime indiscrezioni si sta cercando un falso carabiniere. Tenete gli occhi aperti e mi raccomando Nimue e Thomas tenete duro. La redazione fa il tifo per voi”
Il falso carabiniere si tolse le cuffie con stizza e chiuse di malagrazia la radio.
“Porca miseria mi hanno visto” imprecò il falso carabiniere “Io in galera per quella lì non ci vado”
Detto questo gettò un’occhiata nervosa ai suoi due ostaggi. Poi leccandosi le labbra nervoso premettè il piede nel pedale dell’acceleratore, come se così potesse cancellare tutta la paura. Lui era il fattorino, solo quello. Poi sarebbe fuggito.
Approfittando della distrazione del falso carabiniere, Nimue strisciò verso suo fratello e lo scosse delicata “ Thomas stai bene?”
Per un po’ non rispose nessuno e poi “ Nimue?”
La ragazza vedendo che il gemello rispondeva si buttò ad abbracciarlo contenta “ Sono contenta che sei vivo”
Il ragazzo cercò di frenarla con un sorriso e poi s’ affacciò, ignorando il dolore nella schiena “ Siamo nelle campagne fuori Londra”
Nimue inghiottì a disagio e passandosi una mano sui capelli ricci spettinati disse “ Pensi che ci sta portando da papà?”
“Non so” disse Thomas sincero “ Non so”
Nimue non ebbe altra scelta che accocolarsi sotto il braccio destro del gemello e sperare per il meglio.
“ Aspetto solo voi piccoli tesori”

“Non arriverà” ghignò Elisabeth “ Sei un povero illuso”
“ Arriverà” disse Daniel sicuro “ Arriverà ne sono sicuro”
“ E se ti dicessi che ho rapito i tuoi figli?” lo spiazzò Elisabeth gelida.
Daniel la guardò sgomento e poi urlò “Sei proprio una bastarda, lasciali stare. Non immischiarli in questa storia!”
Elisabeth si avvicinò e dopo averlo baciato vicino al lobo dell’orecchio “Lascia Cristina per me e vivranno”
“ Io non cedo a questo ricatto” ribattè Daniel furibondo “ Te lo puoi scordare”
“Bè allora non mi lascerai altra scelta” disse Elisabeth falsamente delusa e iniziò di nuovo una lunga notte, una notte che voleva dimenticare.
“Sei come un giocattolo per me. E un giorno potrei stancarmi..” disse Elisabeth toccandolo.
“ E fai che sia questo giorno” esclamò Daniel stanco mentre il coltello affilato tracciava dei ghirigori molto vicino al cuore, così vicino da poterlo quasi uccidere.
Elisabeth lasciò che il sangue gocciolasse lungo il terreno, una ferita non troppo profonda e lo leccò. Era pazza, era una malata mentale di primo livello. Non poteva chiamare nessuno, era solo. Lacrime gli scorsero nel viso inutili e consolatrici allo stesso tempo.
“Oh non è oggi” rise Elisabeth “ Ancora mi servi. Sdraiati”
Daniel si ribellò e sperò che Cristina lo trovasse al più presto. Ancora una lunga notte da dimenticare.
Poi Elisabeth lo lasciò andare, stanco e schifato della sua prigioniera. Era seminudo, torturato e voleva fuggire da lì. Mentre la donna lo lasciò nella casetta di campagna, Daniel strisciò lungo il tavolo e prese il cellulare di Elisabeth. Era una fortuna che non era collegato al detenotatore.
Compose il numero di Cristina e questa volta aspettò che Cristina rispondesse “ Bastarda dimmi”
Daniel esitò di fronte alla voce furibonda della sua compagna “ Se hai fatto del male a Daniel, ti inseguirò fino alle porte dell’inferno”
“Cri” disse Daniel con un sorriso.
Cristina rimase basita e disse meravigliata “ Dan ma sei proprio tu?”
“Sì” disse l’uomo contento “Mi manchi Cri”
“Anche tu” disse Cristina con foga “ Cosa ti sta facendo quella bastarda?”
Daniel stava rispondendo quando la porta si riaprì di nuovo, Elisabeth non era così stupida da lasciarlo solo “Amore devo andare. Ti amo”
“ Aspetta” ma la telefonata si chiuse e quello che Cristina sentì fu un suono di un calcio.
“ Dan” gridò Cristina ma ormai Dan non poteva rispondere più.

Nel frattempo che la macchina sfrecciava a tutta velocità diretta verso la casa di campagna di Elisabeth con i due figli di Daniel Radcliffe, i tre uomini mafiosi decisero sul da farsi, sul come uccidere Elisabeth Jane Sunshine. Il sole stava creando delle ombre all’interno del magazzino abbandonato, messo a disposizione del clan. Era un posto sicuro, un posto dove nessuno poteva rintracciarli e potevano scampare a un tentato attentato. Perché di sicuro rischiavano grosso. Nonostante fossero i picciotti di James Milardi, un capomafia di quelli potenti, uno ricercato da quasi sedici anni. Il problema che aveva proposto Eric, lo sconosciuto del bar, era davvero spinoso. Elisabeth non era solo malvagia ma era anche benvoluta dagli altri membri della mafia e il fatto di poterla anche solo ferire poteva causare una guerra tra clan. Di quelle serie.
Spirando il fumo della sua sigaretta al gusto di vaniglia, di quelle d’importazione, Christian disse “ E se ci rivolgessimo ai carabinieri?”
La sua domanda turbò i suoi compagni e Lorenzo schiarendosi la voce disse “ Non so. Nessuno della famiglia Milardi ha avuto rapporti con i carabinieri o con la polizia inglese. Se lo scoprono ci uccidono”
Samuele ascoltò pigro l’accessa discussione tra i suoi colleghi e alla fine intervenne “Non lo scopriranno fino a quando uno non diventa troppo cacasotto. Se uno non ha..” e fece il gesto diretto verso Lorenzo “Eric ci ha detto che dovevamo ammazzare Elisabeth ma non ci ha detto come e quando. Non possiamo farcela da soli”
Un lungo silenzio s’insinuò tra di loro, poi Lorenzo disse “ Ne sei sicuro? Eric ci ha detto che non dobbiamo fare nessun errore”
Samuele annuì convinto e commentò “ Di Cristina possiamo fidarci”
“Come mai?”
“Perché è una vera carabiniera e sa il fatto suo” disse Samuele sorridendo malizioso “ E devo dire che mi mancavano delle persone così. È come ritornare nella nostra cara e vecchia Sicilia. Non credete?”
E detto questo spirò un’altra boccata di sigaretta e poi la passò a Christian.
Chissà cosa il destino proponeva per l’indomani.

Il giorno seguente era tutto deciso. Christian guardò assonnato i suoi due compagni che arrotolavano le coperte di lana. Era il dodici dicembre e la temperatura segnava -7 gradi. Il fiato condensava in nuvolette e furono costretti a mettersi delle giacche di lana pesante.
“Ne siete sicuri?” domandò Christian prudente.
Samuele annuì cupo mentre si metteva la borsa a tracolla “Cristina ci aiuterà”
“ Se ne sei convinto” disse Lorenzo dubbioso.
Samuele gli lanciò un’occhiata inviperita e poi rivolgendosi a Christian “ Vediamoci da Piccadilly’s Elf”
E dopo uscirono nel freddo dicembre…
I due uomini stavano camminando lungo la strada che portava al commando dei carabinieri. Era una strada familiare, a causa di un albero secolare e di continue sparatorie. Un posto perfetto per gente come i carabinieri. Il lavoro non mancava mai. Arrivarono di fronte al commando. Entrambi deglutirono. Lì dentro c’erano i militari che non avrebbero esitato un istante ad ammanettarli. Ma non era il tempo di riflettere sulla faccenda. Avevano un compito e non l’avrebbero dimenticato.
“Dobbiamo proprio?” domandò Lorenzo scettico.
“Dillo un’altra volta e ti investo” disse Samuele minaccioso e dopodichè entrarono.
Dentro c’era il caos. Gente che batteva al computer, che rispondeva al telefono, che sfogliava fascicoli. Nessuno stava poltrendo e nessuno stava badando a loro. Era come se fossero invisibili.Ma un momento! Una giovane donna li stava osservando. Aveva capelli e occhi castano scuro.
Era molto bella e stava fissando con intensità una porta di castagno.
La stanza del capitano. In controluce si poteva vedere una donna medio alta che andava su e giù gesticolando. Aveva un’espressione molto enigmatica ma i due uomini seppero che era lei. Era Cristina.
Finalmente!
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NimueRadcliffe
messaggio 13 Jun 2010, 02:41 PM
Messaggio #50


Assiduo
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Da: Dal mondo di Avalon e di Dan..
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Cavolo da quanto non aggiornoooooo!!!!!! Devo rimediare..... biggrin.gif Spero che vi piaccia...

Un carabiniere si avvicinò alla giovane donna e disse dispiaciuto “ Mi dispiace Giuly, ma Cristina non può riceverti. Ha una telefonata importante”
Giuly calò la testa triste e si avvicinò ai due uomini. Non aveva scelto un bel momento per trovare Cristina. Il carabiniere tentò di dire qualcosa quando riconobbe i due uomini. Rimase sconcertato. Erano i due uomini di James Milardi, il pluriricercato per traffico di droga e spaccio di sigarette e armi, uno appartenente a una potente famiglia. Cosa ci facevano lì?
Il carabiniere mise una mano sulla spalla di Giuly “ Se hai problemi dimmelo”
Giuy annuì un po’ triste e poi la sua attenzione si spostò verso i due uomini. Entrambi avevano una voglia a forma di spada e guardavano con insistenza la stanza di Cristina.
“Il capitano Cristina è davvero un gran bel capitano” disse Lorenzo con un sorriso malizioso
“Voi la conoscete?” domandò Giuly
“ Non personalmente” mentì Samuele arricciandosi una ciocca “Vogliamo chiederle un favore”
“Che genere di favori?”
“Non possiamo dire niente”
In quel momento la porta di castagno si aprì e uscì Cristina.
“Non ho intenzione di partecipare” urlò il capitano in preda a una crisi di nervi “ Ho altre cose a cui pensare che partecipare al meeting. I miei figli e mio marito sono stati rapiti. Ma che..” e si morse la lingua “ mi interessa di partecipare?”
“Pensavamo che voleva aumentare di grado!” disse l’interlocutore al telefono.
“Non mi interessa” disse Cristina e chiuse la telefonata..
Poi lo sguardo si spostò verso il pubblico che la fissava sgomento.
“Sto bene” rassicurò Cristina affabile; stava mentendo ma non era il tempo per farglielo notare.
Non era più la stessa capitano di prima. Aveva i capelli sfatti, gli occhi semichiusi, come di una persona che aveva passato tutta la notte a piangere o urlare. Nessuno ebbe il coraggio di rimproverla. Fece un rapido sorriso a Giuly e poi il suo sguardo si fece duro alla vista di Samuele e Lorenzo.
“Gli esponenti della famiglia Milardi” commentò Cristina “Potrei dire che è quasi un onore avervi qui nella mia caserma”
I due uomini si inchinarono di fronte alla stupefatta Cristina e dissero “Vorremmo essere di aiuto alla sua indagine Sibilla Cumana”
Un atmosfera di gelo si diffuse all’interno della stanza e Cristina domandò prudente “Sapete i rischi che correte?”
Un sorriso sarcastico passò sulla bocca di Lorenzo e s’affrettò a rassicurare “Abbiamo avuto il permesso dal nostro capo. Ovviamente non siamo qui senza ricevere un favore”
“Certo” rispose Cristina sarcastica; non avrebbe mai accettato nessuna proposta da parte degli scagnozzi della mafia “ Possiamo accomodarci nel mio ufficio?”
E mentre stavano andando, il capitano sussurrò “Lietri attiva le telecamere a circuito chiuso e piazza alcuni uomini fuori dalla porta. Non mi fido”
“Sarà fatto”
Poi la porta si chiuse dietro di loro. Cristina spostò la sedia di pelle nera e poi li fronteggiò “ Cosa volete raccontarmi?”
Niente toni formali, tutto a tu per tu. Cristina non era il tipo da etichette ed era della scuola che si doveva parlare ai criminali normalmente. Sapeva che chi si atteggiava con loro in modo arrogante.. bè finiva molto male.
Samuele guardò Lorenzo e poi disse senza mezzi termini “ Vogliamo ammazzare Elisabeth Jane Sunshine”
Cristina rimase pietrificata e li guardò. Con quelle parole avevano trasformato il suo sogno di far scomparire Elisabeth per sempre, ma era un carabiniere e poteva arrestarli subito. Si concentrò a battere la risposta alla polizia inglese, poi ebbe il coraggio di guardarli in faccia “ Non capisco perché avete deciso di dirmelo. La odio ma non posso lasciarvi fare tutto questo”
Samuele annuì e continuò “Non vi chiediamo di non fare il vostro lavoro. Anzi tutt’altro. Siamo qui per aiutarvi”
E poi aggiunse vedendo che Cristina non stava capendo molto “ Vogliamo aiutarvi nell’indagine, sappiamo dove si nasconde Elisabeth. Il favore che vi chiediamo è di andare nella prigione…” e lo scrisse in un foglietto..
Cristina lo lesse e sospirò “ Posso solo dare un suggerimento al giudice ma dovete fare affidamento agli avvocati. Non mi farò coinvolgere”
“Spiacente deluderla Cristina” si intromise Lorenzo malizioso “ Ma lei è coinvolta emotivamente. Purtroppo lei è la co-protagonista”
“Non posso stare con questo peso per tutta la vita” disse Cristina guardando male le luci rosse delle telecamere.
“Non ve lo chiediamo di farlo, ma di darci qualche giorno” sorrise Samuele sornione “ Elisabeth è un osso duro e merita di essere uccisa”
“Ma non così!”
“ Non merita forse di morire?”
“Forse” disse Cristina stanca “ Ma non appena la toccherete, vi arresterò. Per ora non ho elementi per rinchiudervi, tranne questa minaccia e forse lo state dicendo per mettermi in difficoltà”
“Siamo sinceri” assicurarono Lorenzo e Samuele
“Raccontatemi dove si trova Elisabeth” ordinò Cristina e trascrisse tutto al computer..

Dopo un’ora di paziente attesa Giuly alzò lo sguardo e notò che i due uomini non sapevano se essere contenti o arrabbiati.
“Allora siamo venuti per niente”
“Stai zitto abbiamo messo nella merda quella stronza” lo rimbeccò l’altro.
“Io ho scelto la via del bene” ricordò Cristina “ Ma sono contenta che anche voi abbiate percorso per un solo istante questa via”
“E allora al prossimo incontro”
E dopo uscirono fuori. Il capitano si ritirò con Lietri in una stanza e parlarono animatamente. La donna lo rassicurò che non avrebbe mai permesso che Elisabeth fosse morta per causa loro, anche se lo meritava e che avrebbe mandato delle pattuglie a tenerli d’occhio. Poi mentre Lietri stava uscendo dalla stanza, la donna disse “ Ho dovuto far finta di niente. Non per niente sono uomini della mafia” Vedendo che Lietri si stava un po’ rilassando, Cristina si rivolse a Giuly e armandosi del suo miglior sorriso “Giuly vieni. Almeno una cosa positiva oggi”
Giuly si ricordò improvvisamente del giorno in cui Cristina aveva scoperto di essere incinta. Allora le era sembrata sconvolta ma non era nulla in confronto ad ora.
“Cristina tu devi riposare” le consigliò affabile “ Ti stai autodistruggendo”
“L’attesa mi sta distruggendo, non il poco riposo” disse Cristina “Non posso dormire se i miei tre amori non ci sono più. Anche Nimue e Thomas sono stati rapiti”
L’amica inghiottì a disagio e domandò “ Qualche notizia di Elisabeth?”
“No, ma ho ricevuto una telefonata di Daniel” disse Cristina con un tono che non sembrava il suo.
“Davvero?” le disse Giuly meravigliata “Come sta?”
Per un attimo Cristina volle ridere e poi disse “ Come sta? Come non sta vorrai dire” sospirò e disse “ Sta come può stare una persona rapita. Io mi sento fortemente inutile senza far nulla”
Giuly notò la tristezza negli occhi di Cristina. Amava moltissimo Daniel e si stava autodistruggendo per lui. Aveva avuto il coraggio di lasciare la Sicilia per amore di Daniel e dei suoi due figli. Non poteva permettere che si sentisse inutile. Era tutt’altro che inutile!
“Tu non sei inutile!” disse Giuly accalorata.
La donna sorrise malinconica e disse “ Giuly non so fino a che punto potrò resistere. Ho l’intenzione di mollare tutto e fare giustizia da me”
Sentendo quelle parole Giuly si sporse in avanti e le mise una mano sulla spalla “ Ti conosco troppo bene. Non lo faresti mai!”
“Lo dici solo perché non hai sentito le urla di Daniel” disse Cristina amara.
Giuly scosse la testa e ribattè “ Sei troppo buona per ammazzare Elisabeth” sospirò e disse “ Cosa ti hanno detto quegli uomini?”
Cristina battè una mano sulla tastiera e guardò negli occhi la sua amica. A lei non poteva mentire, era un’amica eccezionale e le voleva un mondo di bene. Sospirò per darsi coraggio “Mi hanno detto dove è situata Elisabeth”
“Cosaaa?” domandò Giuly felice “ Ma non…”
Cristina non ebbe il tempo di dire altro che la porta si aprì e un trafelato Lietri entrò. La donna lo guardò meravigliata, lasciando il tempo al suo brigadiere di prendere fiato. Quindi Lietri aspettò il tempo sufficiente e poi disse “Abbiamo rintracciato l’auto di Elisabeth. È diretta nelle campagne fuori Londra”
A quelle parole Cristina urlò di gioia e abbracciata Giuly comunicò a gran voce, dimenticando di essere triste “Setacciate ogni anfratto della campagna. Voglio qui Elisabeth e fatelo prima che la trovino gli esponenti della famiglia Milardi. Il suo bersaglio sono io ed è con me che deve giocare”
Lo disse in tono energico che tutti si misero a lavorare di buona lena. Erano tutti felici, perché Cristina era ritornata forte. Era bastata una semplice notizia a farla svegliare. La notizia che Elisabeth stava per essere catturata da loro.
Giuly la cinse per un braccio e le disse “Vinceremo anche questo processo non trovi?”
Cristina sorrise “ Sì sarà l’ultimo processo”
E questa volta non ci saranno appelli di nessun genere…

“ Perché non ti costituisci?” domandò Dan respirando a fatica “ Non mi hai mai amato”
Elisabeth lo ignorò, intenta come era a bruciare incenso. Lo oltrepassò come se fosse un oggetto, poi lo guardò. Sorrideva. Daniel arretrò come poteva e Elisabeth sussurrò “ L’amore ha molte vie tesoro, non sottovalutarlo”
“Come per esempio bruciare incenso agli Dei?” domandò Daniel sprezzante; l’odore dell’incenso gli andava alla gola e gli distruggeva i pensieri.
Elisabeth lo guardò e dopo avergli dato un bacio disse “Può darsi tesoro. Mi auguro che un giorno sarai mio!”
Daniel scosse la testa mentre affermava sicuro “ Io sono suo”
“Oh non andare contro le mie regole” disse Elisabeth con un sorriso affettato.
A un certo punto Elisabeth lasciò tutto e si affacciò alla finestra. Sembrava eccitata ed il motivo era che un alfa romeo stava arrivando. L’uomo si sporse per vedere, ma l’unica cosa che vide fu la parte posteriore dell’automobile. Guardò il detenotatore e sospirò. Non poteva sporgersi di più.
Chi c’era in quella macchina da rendere Elisabeth contenta?
Cristina?
O i suoi due figli?
L’unica cosa era aspettare.
Elisabeth si precipitò fuori e il suo sorriso si allargò ancora di più. Era terribile. Dan tese il collo fino a farsi male ed ebbe la sensazione di vedere una chioma riccia. Nimue o Cristina? Maledisse i vetri insonorizzati e aspettò. Dentro l’auto c’erano i figli. Nimue venne scaraventata fuori dalla macchina e venne subito accarezzata da Elisabeth.
“Che bella ragazza” rise la donna.
A quelle parole la ragazza insorse furibonda “ Dove è nostro padre?”
“Tutto a tempo debito “ disse Elisabeth prima di rivolgersi verso Thomas.
Era davvero l’immagine di Dan, forse un po’ più alto di quando lui aveva 16 anni.
“ Sei davvero come tuo padre” lo salutò Elisabeth sorridendo “ Forse potrò spassarmela anche con te”
Thomas deglutì terrorizzato e preferì non rispondere. Due uomini corpulenti li fecero alzare malamente e li spinsero dentro la capanna. Nel frattempo Daniel si era trascinato più che potè e stranamente il detonatatore non si era acceso. Qualcuno gli voleva almeno bene.
La porta si aprì e subito i due gemelli furono scaraventati nel pavimento sporco della capanna. I due gemelli si accorsero subito dell’uomo che li fissava costernato e arrabbiato.
“Nimue, Thomas” disse Daniel cercando di alzarsi.
“Papà”
Subito i due gemelli si buttarono nelle braccia del loro padre e per qualche istante Daniel ebbe la sensazione di ritrovarsi a casa sua con loro, che in una lurida prigione. Ma l’atmosfera venne interrotta bruscamente da quella bastarda.
“Che commovente” rise Elisabeth sarcastica “ Credo che manchi Cristina e così questa bella farsa che dura 12 anni può concludersi”
L’uomo cercò di alzarsi ma non ce la fece “ Se torci un solo capello ai miei figli, ti prometto che ti sparo”
Elisabeth si avvicinò e dopo avergli leccato il lobo dell’orecchio disse “Non lo farai. Perché da quel gesto può dipendere la morte di uno dei due”
Daniel rimase paralizzato e non disse più nulla. Poi Elisabeth gli lanciò il suo cellulare e disse “Avanti chiama Cristina”
L’uomo rise per un momento e dopo scagliò il cellulare più forte che potè. Il telefonino di nuova generazione andò in mille pezzi. Non poteva permettere che Elisabeth facesse del male a Cristina. Piuttosto avrebbe sputato sangue.
“No, non lo farò” disse, lo sguardo gelido.
Elisabeth guardò il cellulare distrutto con indifferenza e alzando le spalle lo congedò così “ Speravo che volessi dirle addio. Adesso sarai mio”
Daniel la guardò furibondo e non rispose. Sapeva che tutta questa era una trappola per Cristina e non aveva voglia di fare da esca. Elisabeth voleva morta Cristina. Adesso il suo amore era diventato un’ossessione perversa ed essere al centro della sua attenzione lo disgustava.Dopo essersi assicurata che anche i gemelli erano legati al detenotatore, Elisabeth uscì a fumare.
L’uomo non potè far altro che accarezzare i capelli ricci di sua figlia che singhiozzava e sperare di uscire da quell’inferno. E di ritornare da Cristina.
Poi udì un lieve rumore di eliche e il suo cuore mancò un colpo. Stavano per essere scoperti?
L’importante era aspettare.

Intanto nel commando tutti stavano facendo del loro meglio per poter rintracciare Elisabeth. I computer erano collegati con i satelliti che monitoravano ogni singolo istante la vita di Londra, i telefoni squillavano continuamente…
Era da quasi quattro ore che lavoravano incessamente, quando un carabiniere adetto al servizio informatico irruppe nella stanza di Cristina. Il capitano lo guardò seria e il carabiniere si sciolse in un sorriso liberatorio “ Abbiamo localizzato Elisabeth”
Cristina guardò la sua amica Giuly e quasi svenne dalla gioia. La sua pazienza stava per essere premiata. Scoccò un sorriso al cielo e uscì fuori dall’ufficio, per recarsi alla postazione dei computer. Era vero! L’auto di Elisabeth si stava muovendo, seguita ovviamente dalla macchina della famiglia Milardi.
L’avevano avvertita! La famiglia Milardi la voleva morta.
Il carabiniere guardò Cristina curioso e domandò “ Procediamo alla cattura?”
Cristina annuì solenne e nel suo cuore si riaffacciò di nuovo la speranza. Finalmente poteva riabbracciare Dan e i suoi due figli. Era solo questione di tempo, solo questo. Tempo anche per salvare quella bastarda dalla furia della famiglia Milardi.

Nel frattempo che il commando dei carabinieri era concentrato sugli spostamenti di Elisabeth, la donna si era fermata a una farmacia di turno. Quella pidocchiosa di Nimue si era ferita in modo abbastanza grave e non poteva permettersi che si beccasse un’infezione.
La sopportava solo perché era la figlia della sua ossessione.
Entrò e come prima cosa vide che c’erano le telecamere. Dovette reprimere un insulto. Sarebbe stata scoperta da Cristina.
Si calò il cappuccio più che potè e avanzò dando le spalle alle telecamere, non riuscendo a eludere quelle a circuito interno. Questo comportamento insospettì il farmacista di turno che in quel momento stava alla cassa. Approffittando della distrazione fece scivolare alcune bottigliette di disinfettante, garze e cerotti, quando fu interrotta da un farmacista dalla voce fievole “ Posso aiutarla?”
Elisabeth fece cadere una bottiglia di disinfettante per terra e reprimendo un insulto si armò del suo miglior sorriso.
“Mi servirebbe un cicatrizzante” rispose Elisabeth e il farmacista scomparì dalla sua vista.
Per evitare di essere ripresa posò con malagrazia le scatole di cerotti che aveva messo in borsa dove l’aveva prese. Poco dopo il farmacista ritornò con una bottiglietta ambrata “ Le ho messo anche un disinfettante. Omaggio della ditta”
Elisabeth lo squadrò, sospettosa ma decisa a ritornare presto da Daniel. L’uomo, un tipo di mezz’età con i capelli stempiati e occhi azzurri controllò il prezzo e dichiarò “Sono quattordici sterline”
Elisabeth frugò contrariata nella borsa e in quel momento il farmacista accese la televisione che aveva a disposizione del locale. Era sintonizzata sulla BBC e c’era il telegiornale. La voce della giornalista affermava “ Continuano le ricerche per Daniel, Nimue e Thomas Radcliffe, sequestrati da una donna di nome Elisabeth Jane Sunshine. Chiunque la veda o abbia modo di contattarla, non la faccia scappare. È importantissimo. Comunicatelo immediatamente alla polizia o ai carabinieri”
Il farmacista si passò la mano nei radi capelli borbottando “ Poveri ragazzi. Cristina non meritava questo”
Poi la voce della giornalista lo distolse dai suoi pensieri “ Mi comunicano dalla regia che abbiamo una foto dell’indiziata. Ripeto che se avete modo di vederla, non lasciatela scappare”
Poi l’immagine di una bella donna dai capelli ramati e gli occhi verdi comparve con uno sguardo arrogante sullo schermo. L’uomo guardò bene la foto in sopraimpressione e sbiancò. La donna che stava per pagare era… Elisabeth Jane Sunshine! Nonostante si fosse calata il cappuccio, il farmacista la potè vedere bene.
Con mani tremanti premette il pulsante della chiusura saracinesce sotto il bancone. Silenziosamente delle sbarre di metallo scivolarono dall’alto verso il basso, impedendo qualsiasi tentativo di entrata o di uscita.
“Ecco” disse Elisabeth dopo un eternità.
“Torni a trovarci” la congedò il farmacista,cercando di non far trapelare il suo nervosismo.
La donna lo guardò curiosa e si avviò verso l’uscita, trovandosi bloccata tra le sbarre. In un lampo capì tutto e caricò la sua revolver, pronta a far fuori il farmacista. Nell’istante che lei puntò il cane della pistola contro la fronte dell’uomo, decine di pattuglie di carabinieri e della polizia inglese avevano circondato la zona.
“Elisabeth” ordinò Cristina “ Esci fuori con le mani alzate”
Il farmacista azionò il meccanismo e Elisabeth si scagliò fuori, certa di scappare. Ma non fece due passi che due colpi di pistola la raggiunsero alle scapole. Erano due colpi superficiali ma Cristina sapeva chi era stato. Alzò lo sguardo e vide Samuele con il fucile che le sorrideva.
Le mandò un bacio e scappò via. L’avrebbero uccisa Elisabeth, prima o poi. Era un piccolo avvertimento. Così sanguinante Elisabeth faceva un po’ di pietà. Due uomini la presero con grazia e la portarono alla più vicina gazzella. Prima dell’apertura dello sportello ci fu uno sguardo di fuoco tra le due donne, come se ognuna augurasse all’altra il dolore provato.
Sembravano il gigante e la bambina, a causa dell’altezza. Elisabeth era alta 1.87, mentre Cristina era alta poco più di un 1.70.
“È davvero finita, Cri?” la stuzzicò Elisabeth, prima che venisse fatta salire in auto.
Cristina non volle rispondere e si mise alla guida, intenzionata a ignorare le battute di Elisabeth. Sapeva qual era il gioco di Elisabeth e non voleva cadere nella sua trappola. E intanto lei teneva in ostaggio le tre persone che lei amava più di ogni altra cosa al mondo…
Tutto questo finirà prima o poi.. Tutti gli incubi finiscono e con essi il rumore del male…
Nel frattempo che Cristina stava scortando Elisabeth per interrogarla, certa che quel maledetto incubo stesse finendo, Daniel stava cercando di sciogliere i legacci che collegavano i suoi due figli al detonatore. Non gli importava nulla se moriva, ma se poteva evitarlo voleva che i suoi due figli vivessero.
Trafficò un po’ e alla fine dovette cedere arrabbiato. Gli servivano un paio di cesoie e nulla di ciò era alla sua portata.. Elisabeth aveva fatto un ottimo lavoro. Accarezzò la chioma riccia di sua figlia, cercando che quel gesto potesse dare un po’ di coraggio a tutte e due.
“Papà che cosa succederà?” domandò Nimue spaventata
“Non succederà niente” la tranquillizzò Daniel “ Tranquilla, riposa”
Daniel non ebbe il coraggio di dire che cosa poteva accadere con Elisabeth e si augurò che da un momento all’altro Cristina li avrebbe scovati. Era certo che non aveva interrotto le ricerche per nulla al mondo.
I believed in you…I trust you when i fall..
Nimue lo guardò incerta e si girò a vedere il suo gemello. Ma Thomas stava osservando un’altra persona. Il falso carabiniere stava alla finestra con le unghie mangiate e componeva di fretta un numero. Dovette cancellarlo molte volte prima di premere il tasto verde.
“Elisabeth ma dove cavolo sei?” invenì l’uomo furibondo.
“Wind. Comunichiamo gentilmente che l’utente è al momento non raggiungibile. Si prega di chiamare più tardi o di lasciare un messaggio dopo il bip”
Il falso carabiniere staccò la chiamata di malagrazia e lo ricompose invano. Elisabeth non rispose a nessuna delle sue chiamate e l’uomo cominciò a diventare paranoico. Dopo aver fatto il giro della stanza, l’uomo cominciò a piagnucolare e a dar di matto.
“Io non vado in prigione” piagnucolò l’uomo in tono patetico.
Quindi se ne andò,inciampando sul filo che attivava l’innesco della bomba a orologeria. Daniel deglutì, Cristina aveva solo due giorni e mezzo per salvarli. E strinse a sé i suoi due figli, cercando di non far trasperire la paura che lo attanagliava da giorni ormai.
*
Nel frattempo che il tempo stava accorciando la vita di Daniel, Nimue e Thomas Radcliffe, il lavoro di Cristina era convincere Elisabeth a confessare. La donna si era sistemata sfacciatamente con i piedi nel tavolo.
“Non riuscirai a togliermi le parole di bocca” disse Elisabeth sorridendo “Ti vedo troppo preoccupata Cri. Sei sicura che non vuoi una sigaretta?”
Cristina guardò con stanchezza quel pezzo di tabacco che la sua nemica aveva tra le mani e resistette alla tentazione di strangolarla seduta stante. Quella bastarda stava continuando a prenderla in giro e la sua pazienza stava per andare a farsi friggere.
“Non ti dico dove vorrei che quella sigaretta andasse” disse Cristina con la rabbia trattenuta “ Non ho tempo di giochetti Elisabeth, dimmi dove sono Daniel, Nimue e Thomas”
Elisabeth la guardò come se fosse una bimba di quattro anni e dopo come se non fosse stata interrogata da un capitano tirò fuori un lecca-lecca. Voleva mostrarsi sensuale, ma risultava pateticamente schifosa. Cristina stava perdendo lentamente la pazienza ma doveva mostrarsi forte per evitare di cadere nella sua trappola.
“No, mi dispiace Cri”
“Allora ti lascierò marcire sotto i colpi del revolver della famiglia Milardi” sbottò Cristina, andandosene fuori dalla stanza.
Non fece nemmeno un passo che Elisabeth la richiamò con la sigaretta in bocca e un sorrisetto che dava i nervi “ Quanto può fare la tua mini ray?”
“Perché?”
“Perché non vedo l’ora che ci siano i fuochi d’artificio” rise Elisabeth tirando il fumo della sigaretta “ E tu sarai la spettatrice più ambita”
Dopo si mise di nuovo i piedi sul tavolo e intrecciate le dita nella nuca guardò Cristina come se fosse una reliquia un po’ bizzarra. Cristina scolorì in volto e di corsa fuggì via dalla caserma. Questa volta nessuno la fermò e quando si mise nella macchina vide il viso di Elisabeth.
Mise la prima e partì per salvarli. Mentre stava partendo Elisabeth fece una telefonata e poi rimase ad aspettare. Forse stava arrivando il suo desiderio, far morire Cristina.
Nel frattempo che Cristina stava percorrendo la strada a 170 chilometri all’ora, fregandosene altamente dei divieti di velocità, l’orologio del detonatore stava lentamente portando i tre Radcliffe alla morte.
“Papà ma chi è la donna che ci ha rapiti?” domandò Thomas
Daniel ricambiò lo sguardo del figlio e rispose triste “ La stessa donna che ha cercato di sequestrarmi 16 anni fa e che vostra madre ha condannato a 31 anni”
Dopo non ebbe la forza di parlare e strinse a sé i suoi figli. Sperò con tutto il cuore che Cristina arrivasse presto.
“Non esserne così sicuro” rise una voce sconosciuta.
*
“È lì dentro” sbottò Christian indicando la caserma “ Facciamola fuori”
Samuele riuscì a prenderlo per il bavero della giacca e a farlo frenare. Guardò i carabinieri che si davano il cambio e disse “ Lasciamo che vada di nuovo lì”
“Perché?” domandò Lorenzo perplesso.
“Perché anche Cristina deve avere la possibilità di giocare con lei” disse Samuele serio “ Gli ha rubato le tre cose più importanti”
Lorenzo e Christian si scambiarono un’occhiata sbalordita e dopo dissero “ Ma non è che ti sei invaghito di Cristina?”
Come tutta risposta ricevettero uno scalpellotto nella nuca e dopo i tre scagnozzi fuggirono nelle tenebre. Erano pur sempre esponenti della mafia newyorkese.
*
La corsa che Cristina intraprese fu veloce e mortale. Ogni metro o centimetro che fosse era dipinto con la speranza che i suoi tre amori non fossero morti. Mentre stava pensando, il capitano dei carabinieri non si accorse che era sulla traettoria di un tir.
“Oh merda”
Cristina girò lo sterzo per evitare che la macchina finisse contro l’autotreno e si rese conto che il veicolo stava perdendo il controllo. Armeggiò con freno e frizione inutilmente e la macchina si andò a schiantare contro un albero secolare, schiacciandole la cassa toracica e di conseguenza il respiro.
Notò prima di svenire che le sue mani erano insaguinate e che si era radunata una piccola folla.
“ Sto bene” gracchiò debolmente, sentendo le forze venire meno “ Non preoccupatevi”
“Ha bisogno di aiuto. Portiamola in ospedale”
Cristina scosse la testa e disse “ Io devo andare…” e poi cadde in un sonno profondo.
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